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lunedì 19 maggio 2014

Necessario un nuovo modello di agricoltura, dice ex relatore Onu per l’alimentazione

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  16 maggio 2014  alle  6:45.

cerealialimentariIl modello agricolo fondato sull’agro-business, dipendente dall’industrializzazione e dall’uso massiccio di fertilizzanti, è in affanno e deve essere cambiato: ne è convinto Olivier De Schutter, che dal 30 aprile scorso ha terminato il suo mandato di Relatore speciale dell’Onu per il diritto all’alimentazione.
Dopo sei anni di un lavoro meticoloso di sensibilizzazione su problematiche molto controverse legate all’alimentazione, come il land grabbing, gli agro carburanti o il monopolio delle lobbies, De Schutter ha consegnato un rapporto finale in cui invita, tra l’altro, a sviluppare modelli agro-ecologici e di dimensione familiare.
“Abbiamo ereditato di un modello pensato negli anni 60/70 e voluto per aumentare la produzione di calorie a buon mercato per soddisfare l’aumento della domanda legato alla crescita demografica. Tuttavia non si è prestato attenzione alle conseguenze, in termini di distruzione dei suoli, di inquinamento, di effetto serra, di assenza di considerazione per le politiche di nutrizione nelle politiche agricole. Oggi questo modello non è più adeguato, si sta esaurendo”.
Ridare la terra ai contadini su più piccola scala è, secondo De Schutter, il modo migliore per far diminuire la povertà rurale e aumentare la sicurezza alimentare nelle regioni più povere del pianeta, come in alcune aree dell’Africa sub sahariana.
Ma il compito è arduo: “Da una parte a causa del peso delle lobby dell’agri-business, che condizionano le scelte dei politici, dall’altra perché è una sfida difficile e costosa, che non interessa tanto gli investitori privati. L’agenda del settore privato – sottolinea De Schutter – spesso non coincide con la riduzione della povertà rurale o la protezione dei piccoli agricoltori”.
A sostituire il giurista belga all’incarico di relatore speciale sul diritto all’alimentazione sarà la turca Hilal Elver, moglie di Richard Falk, esperto uscente dell’Onu per i diritti umani in Israele.

giovedì 8 maggio 2014

Solo il 12 per cento della popolazione mondiale urbana respira aria pulita

da http://www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  8 maggio 2014  alle  6:00.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) stima che solo il 12 per cento della popolazione mondiale residente nelle città respira aria pulita, mentre quasi la metà convive CON un inquinamento due volte e mezzo superiore ai livelli raccomandati dall’agenzia delle Nazioni Unite.Tokyo-Smog-Japan
QuestE sono due delle principali conclusioni di un rapporto pubblicato ieri dall’Oms che fa un’analisi sulla qualità dell’aria in 1.600 città di 91 paesi.
I dati dell’Oms non sono confrontabili perché si riferiscono ad anni differenti (dal 2008 al 2012), e perché i sistemi di misura sono differenti. Pertanto, l’agenzia si rifiuta di stilare una classifica delle città più e meno inquinate.
Lo studio misura specificamente i livelli di particelle inquinanti PM 2,5 – le più piccole e dannose perché possono penetrare direttamente nei polmoni -, considerate il migliore indicatore dei rischi per la salute dell’inquinamento ambientale.
Il livello “ragionevole” di queste particelle è una media di fino a 10 microgrammi per metro cubo. Se la presenza è maggiore, allora l’inquinamento è dannoso per la salute; in caso contrario, l’aria è pulita.
Alte concentrazioni di polveri sottili sono associate ad un alto numero di morti causate da infarti e ictus, motivo per cui l’Oms avverte che risiedere in città in cui i livelli sono due volte e mezzo superiori a quelli raccomandati “mette, nel lungo periodo, la salute della popolazione a serio rischio”.