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giovedì 21 novembre 2013

Europa capofila (e prima vittima) del riscaldamento globale

da www.ilsole24ore.com


Appuntamento al 2030 per le prime conseguenze irreversibili del disastro climatico planetario. E capofila sarà il Vecchio continente, che con le sue politiche ambientali controverse, dense di buone intenzioni ma dalla difficile sincronia con gli obiettivi di sviluppo, corre verso il baratro climatico a una velocità superiore del 25% rispetto al resto del mondo. Assegnando a tutti i paesi dell'Unione, Italia compresa, un futuro minato da tifoni e uragani come quello che ha appena colpito la Sardegna, con frequenza crescente e con conseguenze immancabilmente più devastanti.
È uno scenario decisamente apocalittico quello disegnato dalle risultanze del progetto europeo Impact2c, che ci viene proposto con sinistra autorevolezza. È infatti finanziato direttamente della commissione Ue e affidato ad un team di esperti di 130 centri di ricerca internazionali, tra cui l'italianissimo Enea.
I margini di manovra
Domanda: possiamo far qualcosa per annullare o almeno mitigare questo processo? Una risposta netta non c'è. Ma un caldo invito sì: dobbiamo provarci. Se non altro per rallentare la corsa al disastro. Il monito è evidente: la terra raggiungerà la soglia critica dei 2 gradi centigradi di aumento delle temperature medie indicata come il possibile punto di non ritorno degli sconvolgimenti climatici in un arco di tempo che va appunto tra il 2030 e il 2050, a seconda dell'interazione tra il trend naturale e le misure che sapremmo mettere in campo per rimediare almeno in parte ai disastri provocati dall'uomo. Concentrandoci in particolare sul nemico pubblico numero uno: le emissioni di anidride carbonica. Che vedono come protagoniste e vittime al tempo stesso l'energia, l'agricoltura, la salute, la gestione delle acque.
Eventi estremi
Certo è che l'Europa doppierà i due nefasti gradi di aumento delle temperature medie in anticipo rispetto alla media mondiale, raggiungendo la soglia del baratro quando il resto del mondo sarà ancora a +1,5 gradi. Le conseguenze - spiega Paolo Ruti, responsabile del laboratorio di modellistica climatica e impatti dell'Enea - saranno diverse tra il Nord e il Sud dell'Europa. Avremo «periodi di siccità più forti e intensi nella fascia mediterranea in estate, ma anche un aumento delle precipitazioni in inverno sulla Scandinavia e sulle coste britanniche». E anche l'impatto delle emissioni di anidride carbonica sarà diverso. «La Co2 è anche un fertilizzante. Dunque nel Nord Europa alcune produzioni agricole saranno paradossalmente favorite, mentre il sud avrà problemi con le coltivazioni estive a causa dell'aumento dei giorni di siccità e delle temperature elevate. In Italia la produzione agricola ne risentirà soprattutto per l'aspetto qualitativo».
Inevitabile il rischio che i super-scienziati artefici del rapporto si procurino l'accusa di catastrofismo, visto il dibattito imperante (e davvero poco consolatorio) tra gli allarmisti e i negazionisti degli sconvolgimenti climatici, con le due fazioni abbondantemente armate di esperti di più o meno chiara fama. In ogni caso l'obiettivo del progetto è quello di «dare informazioni utili a chi deve pianificare gestire il territorio», ammonisce Ruti.
La scala delle priorità
Bisogna lavorare su alcune evidenti priorità, consiglia caldamente Daniela Jacob, coordinatrice del progetto Impact2C e già coautrice dell'ultimo rapporto di valutazione dell'Ipcc, l'Intergovernmental panel of climate change, il gruppo in intergovernativa mondiale di analisti, autore del rapporto di monitoraggio continuo sui disastri ambientali e sulle sue cause, che rappresenta la matrice del dibattito di settore. Il primo passo? «L'individuazione - spiega Daniela Jacob - delle aree europee più impreparate al cambiamento climatico» con una particolare attenzione «a quelle che finora non hanno mai dovuto fronteggiare eventi climatici estremi». Il riferimento all'Italia è implicito.
Inutile incrociare le dita. Anche perché gli scienziati che disegnano uno scenario catastrofico stanno diventando un esercito ben qualificato. Prendiamo, solo per fare un esempio, l'ultimo rapporto annuale dell'Aie, l'Agenzia internazionale per l'energia che ha base a Parigi. Il suo monito conferma in pieno l'altolà di cui abbiamo appena parlato. Per contenere i danni e ridurre il riscaldamento globale non basta certo - sostiene l'Aie - l'attuale impegno nello sviluppo dell'energia rinnovabile. Al trend attuale le emissioni di gas a effetto serra legate all'energia sono destinate ad aumentare del 20% entro il 2035. E già ora possiamo traguardare un esito climatico ancora più catastrofico rispetto a quello attribuito al superamento della soglia dei 2 gradi di aumento delle temperature. Con una proiezione: nel lungo periodo il decollo della colonnina di mercurio segnerà addirittura +3,6 gradi.

martedì 12 novembre 2013

Cambiamento climatico, al via i negoziati per un nuovo accordo mondiale

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  12 novembre 2013  alle  6:00.

I rappresentanti di 190 paesi sono riuniti da ieri in per due settimane di negoziati per siglare un nuovo accordo mondiale sul .africadonneclima
Nonostante i recenti avvertimenti dell’Organizzazione meteorologica mondiale (), agenzia delle , sui livelli record raggiunti nel 2012 dai gas ad effetto serra, gli analisti ritengono che saranno insufficienti o nulli i progressi per invertire questa tendenza.
L’ auspica l’applicazione di un nuovo accordo entro il 2015.
I piani che saranno presentati permetteranno ai paesi partecipanti di fissare i propri obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra, e questi saranno oggetto di riesame da parte delle altre nazioni.
Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (), le possibilità di mantenere nel XXI secolo il riscaldamento globale a +2ºC diminuiscono “in modo significativo”.