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lunedì 30 settembre 2013

Anche Grenada e Haiti riconoscono lo Stato di Palestina

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  30 settembre 2013  alle  7:00.

e hanno ufficialmente riconosciuto lo Stato di Palestina in una cerimonia nel fine settimana presso la sede delle Nazioni Unite a .islandapalestina
Il ministro degli Esteri dell’Autorità nazionale palestinese (), Riyad al-Maliki, ha firmato accordi separati con i suoi omologhi grenadino e haitiano per stabilire relazioni diplomatiche.
“Questo riconoscimento evidenzia la collettiva approvazione internazionale dei diritti dei palestinesi (…) È un nuovo successo per la diplomazia palestinese”, ha detto al-Maliki all’agenzia di notizie palestinese Ma’an.
Grenada e Haiti si sommano agli oltre 130 paesi che mantengono relazioni diplomatiche e riconoscono lo Stato di Palestina.
Nel 2012, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato a grande maggioranza una risoluzione per qualificare l’Anp “Stato non membro” presso le Nazioni Unite.
In Europa la Repubblica Ceca è stato l’unica nazione, unendosi a Stati Uniti, , Canada, , Nauru, Palau e Mocronesia, a votare contro la misura.

mercoledì 25 settembre 2013

Rohani all'Onu: sì ai negoziati sul nucleare. Svolta sulla Shoah: «Crimine contro gli ebrei»

da www.ilsole24ore.com


Hassan Rohani (Reuters)Hassan Rohani (Reuters)
L'Iran è pronto al dialogo, per «avviare negoziati» sul proprio programma nucleare. Ad una condizione: niente diktat, perché sciogliere il nodo con delle imposizioni sarebbe «irrealistico, un'illusione». È l'impegno garantito da Hassan Rohani nel suo primo intervento all'Assemblea Generale dell'Onu.
«L'Iran non è una minaccia»
Il neo presidente iraniano debutta sul grande palcoscenico internazionale così come era nelle attese: lanciando un chiaro segnale di distensione verso gli Stati Uniti e le potenze occidentali. L'immagine che cerca di dare del suo Paese è diversa da quella diffusa finora: «L'Iran non rappresenta una minaccia per il mondo», e neppure per la regione in cui si trova, assicura davanti ai delegati delle Nazioni Unite. Solo le sedie di Israele sono rimaste vuote, come previsto. Assenti "giustificati" il segretario di Stato John Kerry e l'ambasciatrice all'Onu Samantha Power, impegnati in un incontro con il ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov sulla Siria.
Svolta sulla Shoah: «Fu crimine contro gli ebrei»
I tempi in cui Ahmadinejad dal Palazzo di Vetro infiammava gli animi con le sue provocazioni sembrano lontani. In una intervista alla Cnn, arriva la svolta sull'Olocausto: «È stato un grande crimine compiuto dai nazisti sugli ebrei», ha riconosciuto il neopresidente iraniano, sconfessando la linea negazionista del suo predecessore.
Niente faccia a faccia con Obama
Il nuovo leader iraniano era atteso all'Onu come una star, e non delude le attese, anche se non fa nessuna proposta concreta. Tende la mano, ma spiazza la Casa Bianca nel rinunciare a un faccia a faccia col presidente Barack Obama a cui Washington lavorava da giorni: «Troppo complicato per gli iraniani in questo momento», spiega una fonte dell'amministrazione americana. «Poco tempo per preparare l'incontro», sottolineerà lo stesso Rohani. Che a sorpresa, però, ha avuto un colloquio con il capo di Stato francese, Hollande, per «scambiare vedute» sulle principali questioni mediorientali.
La "benedizione" dell'Ayatollah: ha autorizzato a negoziare
Nel prendere la parola, il nuovo presidente di Teheran parla con calma, anche se con tono determinato. Ha ascoltato con attenzione le parole pronunciate poche ore prima proprio da Obama, e prova a tendere la mano: «Si può arrivare a un accordo quadro per superare le nostre differenze», afferma. Del resto, spiegherà poi sempre alla Cnn, «sono stato autorizzato a negoziare con gli Stati Uniti direttamente dal leader supremo, l'Ayatollah Alì Khamenei».
«Ora collaborazione. Il nucleare? Programma pacifico»
Poi, le assicurazioni sul fronte del programma nucleare iraniano: «È un programma assolutamente ed esclusivamente pacifico». E le armi nucleari e di distruzione di massa, assicura, «non hanno spazio nella dottrina della sicurezza del nostro Paese, oltre ad essere contrarie alla nostra religione e alla nostra morale». Per questo Rohani sottolinea come l'atteggiamento fin qui tenuto dalla comunità internazionale sia di fatto sbagliato: «Le sanzioni contro di noi sono pura e semplice violenza», afferma.
Quello che serve, ha dichiarato Rohani, è «rispetto e collaborazione». «Dobbiamo lavorare insieme», è l'appello del neo presidente iraniano, «perché solo così potremo affrontare le sfide che abbiamo di fronte». E comunque l'Iran - aggiungerà più tardi in tv, «ha il diritto di sviluppare il nucleare pacifico». Se l'Iran passerà dalle parole ai fatti, come chiesto dal presidente Usa, lo si vedrà nelle prossime settimane. Ma l'opportunità storica per una svolta nelle relazioni tra Teheran e il mondo occidentale - come l'ha definita il capo della diplomazia iraniana Mohamad Javad Zarif - potrebbe essere a portata di mano.
Israele scettico: discorso cinico e ipocrita
Il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha definito «cinico» il discorso pronunciato in serata all'Onu dal presidente iraniano Hassan Rohani, dicendosi convinto che l'Iran tenta di guadagnare tempo e non intende porre un termine al programma nucleare militare. «È stato un intervento cinico pieno di ipocrisia - ha detto il premier israeliano -. Non c'è nessun suggerimento pratico per fermare il programma militare nucleare dell'Iran e nessun impegno per rispettare le decisioni del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. È esattamente il piano iraniano, parlare e guadagnare tempo per migliorare le capacità dell'Iran per ottenere le armi nucleari».


giovedì 5 settembre 2013

Siria, bond e squilibri economici: parte il G20 di San Pietroburgo

da www.asianews.it

RUSSIA – G20 – ASIA

Le economie di Stati Uniti, Europa e Giappone hanno ripreso a crescere; ma le nazioni in via di sviluppo rallentano a causa delle politiche della Fed. Sull’intervento armato contro Damasco il mondo si spacca e Washington sembra rimanere sola. Il summit dei 20 Grandi dipinge un pianeta sempre più diviso.


San Pietroburgo (AsiaNews/Agenzie) - La crescita economica nel mondo sviluppato, i problemi finanziari delle nazioni emergenti e l'intervento armato in Siria sono i temi che domineranno gli incontri del G20 che si apre questa mattina in Russia. I leader delle 20 economie più sviluppate al mondo sono più fiduciosi riguardo i propri sistemi bancari, e Stati Uniti, Europa e Giappone hanno finalmente ripreso a crescere.
Ma c'è timore per le nazioni emergenti, che per anni hanno aiutato la ripresa dell'economia globale: la loro crescita rallenta, il denaro degli investitori sta cambiando direzione e i costi per ottenere prestiti crescono, anche a causa dei maggiori tassi di interesse imposti negli Stati Uniti. Il risultato è un mondo molto più diviso rispetto a quello degli ultimi summit del Gruppo: una disparità che potrebbe portare a conseguenze inaspettate.
Oltre all'economia ci sono diverse questioni che si imporranno sull'agenda degli incontri. Una di queste è la minaccia di un attacco militare guidato dagli Usa contro la Siria in risposta a quelli che l'amministrazione Obama ha definito "attacchi chimici mortali" sul territorio nazionale. Il presidente russo Vladimir Putin, alleato del presidente siriano Bashar al Assad e ospite dell'incontro internazionale, ha chiesto a Obama di riconsiderare l'azione militare. Alcune nazioni potrebbero anche presentare le proprie lamentele riguardo allo spionaggio compiuto dalla Nsa, l'Amministrazione per la sicurezza nazionale americana.
I problemi che stanno colpendo Paesi emergenti come India, Indonesia e Turchia presentano poi una sfida fondamentale. Tali problemi derivano in parte dalle aspettative sul comportamento della Federal Reserve, che presto dovrà rallentare i suoi acquisti di obbligazioni mensili. Gli acquisti di obbligazioni sono stati concepiti per mantenere i tassi di debito americani a livelli bassissimi per stimolare la crescita. Di conseguenza, i tassi Usa a lungo termine sono aumentati in attesa che la Fed rallenti il suo acquisto di bond. Questi tassi più elevati, a loro volta, hanno spinto gli investitori a portare il proprio denaro via dai Paesi in via di sviluppo per investirli in beni degli Stati Uniti. Questo ha provocato uno shock valutario: la rupia indiana, la rupia indonesiana e il reale del Brasile, tra gli altri, sono crollati. La rupia ha toccato il minimo storico contro il dollaro la settimana scorsa.
A causa di tutto ciò, i leader del G20 saranno chiamati a rispondere alle preoccupazioni dei Paesi in via di sviluppo nella loro dichiarazione finale. Zhu Guangyao, vice ministro cinese delle Finanze, dice che gli Stati Uniti "devono considerare l'effetto di ricaduta" provocato dal rallentamento del piano di acquisto di bond: "Anche se è solo un piano o un pensiero, è necessario avere più comunicazione". La Cina non è così vulnerabile alle politiche della Fed come gli altri Paesi, dato che limita la capacità della sua moneta di fluttuare e ha sigillato il suo sistema finanziario dai flussi dei capitali globali.

martedì 3 settembre 2013

Alto commissario Onu: Lo Sri Lanka si avvia verso l’autoritarismo

da www.asianews.it

SRI LANKA
di Melani Manel Perera
Navi Pillay, a capo del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (Unhrc) ha espresso le sue preoccupazioni in conclusione di una visita ufficiale nel Paese. Il governo ha concesso alla Pillay di muoversi liberamente sul territorio, ma sacerdoti e attivisti le hanno riferito delle minacce continue che ricevono. L’incontro con alcuni familiari di persone "scomparse nel nulla".


Colombo (AsiaNews) - "Lo Sri Lanka sta diventando uno Stato autoritario": ad affermarlo è Navi Pillay, Alto commissario per i Diritti umani delle Nazioni Unite (Unhrc), al termine di una visita ufficiale nel Paese asiatico durata una settimana. Durante una conferenza tenuta il 30 agosto scorso, la politica di origine srilankese ha rivelato che il governo le ha concesso di farle visitare alcune zone del Paese, come lei stessa aveva invece annunciato di voler fare.
"Sono profondamente preoccupata - ha spiegato - per lo Sri Lanka, che nonostante le opportunità avute dalla fine della guerra per costruire uno Stato nuovo, vibrante e aperto a tutti dà segnali di dirigersi verso un crescente autoritarismo". Oltretutto, ha aggiunto, "anche la libertà d'espressione è a rischio, e molti giornalisti mi hanno raccontato di autocensurarsi per timore di ritorsioni".
L'Alto commissario Onu si è poi definita "molto disturbata dalle notizie di intimidazioni contro attivisti e sacerdoti" incontrati durante la sua visita. Parlando della ricostruzione di alcune zone nel nordest del Paese - le aree più colpite dalla guerra civile - la Pillay ha precisato che "la sola ricostruzione fisica non porterà riconciliazione, dignità o pace duratura".
Nella serata del 30 agosto l'Alto commissario ha partecipato a una commemorazione per le persone scomparse dal conflitto a oggi, di cui si sono perse le tracce, incontrando oltre 500 familiari (v. foto). Alle persone intervenute la Pillay ha detto: "Il dolore e l'angoscia di famiglie come voi non sono paragonabili a quelle di nessun altro. [...] Gli anni passati in attesa di riunirsi con i propri cari, o di sapere a che destino sono andati incontro, è un'agonia che tormenta giorno dopo giorno e non ha fine".