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venerdì 31 maggio 2013

Super ricchi nel mondo: il boom asiatico dribbla la crisi e fa volare il numero dei multi-milionari

da www.ilsole24ore.com


LONDRA - Sarà anche crisi per i comuni mortali, ma i Paperoni del mondo non la sentono affatto. Anzi, il numero di super-ricchi ha raggiunto un livello mai toccato prima. Dodicimila persone o famiglie nel mondo possiedono una ricchezza superiore ai 100 milioni di dollari, mentre 13,8 milioni possono rientrare nel gruppo dei milionari.
Nel 2012 la ricchezza privata è aumentata del 7,8% a 135.500 miliardi, secondo un rapporto del Boston Consulting Group (Bcg), e continuerà a crescere fino a raggiungere i 171.200 miliardi nel 2017 . L'incremento è dovuto soprattutto alla rapida crescita dei Paesi emergenti e dimostra, secondo Bcg, che l'economia globale sta finalmente uscendo dalla spirale negativa innescata dalla crisi finanziaria.
L'Asia è la regione che ha registrato la maggiore crescita nel 2012, con un balzo della ricchezza privata del 17% a 28mila miliardi di dollari, e le previsioni sono di una continua ascesa nei prossimi anni. Entro il 2017 la ricchezza toccherà i 48.100 miliardi, secondo le stime di Bcg.
Nonostante l'irresistibile ascesa dell'Asia, gli Stati Uniti restano il Paese più ricco, seguito dal Giappone e dalla Cina. Si prevede però che Pechino effettui il sorpasso su Tokyo entro il 2017 piazzandosi seconda in classifica. Germania e Gran Bretagna sono insieme in quarta posizione.
Tra i grandi Paesi emergenti, solo la Cina si piazza tra i primi quindici, mentre Brasile, Russia e India restano ancora indietro. Il piccolo emirato del Qatar ha la maggiore densità di milionari: 143 su mille abitanti sono tra i piú ricchi del pianeta.
«Il mondo sembra essersi lasciato alle spalle la crisi finanziaria e ci sono più milionari e super-ricchi che mai, - afferma Brent Beardsley, managing director di Bcg. – Potrebbero emergere altri problemi, ma sembra che il mondo si stia riprendendo, con i mercati azionari in ascesa e i mercati emergenti in crescita».
Il rapporto, che Bcg compila ogni anno dal 2000 utilizzando dati ufficiali e da oltre 130 gestori e banche private, prevede un'accelerazione nell'accumulazione di ricchezza da parte dei super-ricchi. Nel mondo avanzato la ricchezza è spinta dalla forte ripresa dei mercati azionari, mentre nei Paesi emergenti è la crescita economica a generare ricchezza.

giovedì 23 maggio 2013

La Cina affonda la Borsa di Tokyo. Crollano i mercati, Milano chiude a -3%

da www.repubblica.it

L'indice Nikkei perde oltre il 7 per cento, il calo più brusco dal terremoto di Fukushima. A trascinare al ribasso il listino giapponese i sull'indice manifatturiero dell'ex impero celeste. La paura contagia l'Europa, che ieri aveva brindato alla parole di Bernanke. Lo spread rivede quota 270 punti, poi ritraccia. Wall Street recupera grazie ai dati macro

di GIULIANO BALESTRERI
MILANO - La Borsa di Tokyo sprofonda e travolge i mercati del Vecchio continente che pure ieri avevano accolto con favore le parole del presidente della Fed, Ben Bernanke. Dichiarazioni poi messe in discussione alla pubblicazione dei verbali del Fomc, il braccio operativo della Banca centrale Usa, dai quali emergeva la spaccatura della Banca centrale americana sull'opportunità di proseguire gli stimoli. L'indice Nikkei ha perso il 7,32%, il calo più brusco dal terribile terremoto di Fukushima dell'11 marzo 2011. A trascinare il mercato giapponese verso il basso sono stati i dati deludenti provenienti dalla Cina e le tensioni sui titoli di Stato nonostante l'iniezione di liquidità da 2mila miliardi di yen immessa sul mercato dalla Banca centrale. Il crollo segue settimane di andamento positivo per l'indice Nikkei, ma soprattutto registra volumi di scambio per 7,65 miliardi di azioni, un livello mai toccato dalla nascita della piazza finanziaria giapponese nel 1949.

Il crollo della fiducia affonda le Borse del Vecchio Continente, con Piazza Affari che chiude in calo del 3,06%. Mediobanca, come tutto il comparto bancario, è tra i titoli più colpiti. Telecom non soffre più degli altri, nonostante il taglio del rating da parte di S&P, nel giorno del cda sul dossier dello scorporo della rete. In ribasso netto Fiat, ma il Ftse Mib nel complesso non presenta segni positivi. Perdite sostanziose anche per gli altri listini europei: Francoforte cede il 2,1%, Parigi scende del 2,07% e Londra del 2,1%. Oltre che sul mercato azionario, la tensione coinvolge i titoli di Stato: lo spread tra Btp e Bund arriva a toccare i 267 punti base, con un balzo di 16 punti rispetto alla chiusura di ieri, poi alla chiusura dei mercati azionari torna a quota 258 con un rendimento dei decennali italiani oltre il 4%. Il Tesoro spagnolo ha collocato 4,076 miliardi di euro di Bonos con scadenza a tre, cinque e tredici anni, e ha sofferto sul mercato registrando una crescita dei rendimenti.

La situazione che si sta verificando sui mercati sembra confermare le previsioni dell'ex ministro giapponese delle Finanze, Eisuke Sakakibara, secondo cui i listini avevano bisogno di una "qualche correzione" prima di poter tornare a crescere.  Gli investitori, a cominciare dall'Asia, si sono divisi sull'interpretazione delle parole di Bernanke: da un lato c'è la fiducia che gli stimoli all'economia americana non cesseranno fino a quando non sarà in grado di sostenersi da sola, ma dall'altro si teme che l'acquisto di bond - oggi pari a 85 miliardi di dollari al mese - possa rallentare improssivamente. D'altra parte in seno al board della Fed le divisioni in tal senso - emerse dalle minute del Fomc - sono profonde. Eppure le contrattazioni erano iniziate sotto il segno degli acquisti fino a quando non è stato pubblicato l'indice misurato da Hsbc sul settore manifatturiero cinese: a maggio è sceso a 49,6 punti dai 50,4 di aprile, mostrando un'economia in contrazione. "Il raffreddamento dell'attività manifatturiera indica un rallentamento della domanda interna e le turbolenze esterne in corso", ha detto l'economista di Hsbc Qu Hongbin. Adesso cresce l'attesa per i dati definitivi sull'andamento del settore manifatturiero che verranno diffusi il prossimo 3 giugno.

Anche Wall Street si è adeguata ai ribassi generalizzati, anche se ha recuperato grazie ad alcuni dati macro positivi. Allo stop alle contrattazioni nell'Ue, il Dow Jones cede lo 0,1%, il Nasdaq lo 0,2% e lo S&P 500 perde lo 0,4%. A livello macroeconomico ha fatto bene agli investitori il calo delle richieste settimanali di sussidi alla disoccupazione sono calate di 23mila unità a quota 340mila. Il dato è stato migliore delle attese degli economisti, che avevano previsto in media un calo a 345.000 unità. Sopra le previsioni anche le vendite di case nuove in aprile (+2,3%) e l'andamento dei prezzi, relativo però al mese di marzo: +1,3%.

Prima dei dati americani erano emersi alcuni rilievi positivi dall'Europa, incapaci però di portare sollievo sui mercati. L'indice Pmi manifatturiero dell'Eurozona è salito, a maggio, al 47,8 dal 46,7 di aprile. Quello dei servizi è passato da 47 a 47,5 punti e l'indice composito segna 47,7 rispetto al 46,9 di arpile. Anche a livello di singoli Paesi si registrano variazioni positive: in Francia, l'indice manifatturiero sale al 45,5 dal 44,4 di aprile, in Germania, con il composito si issa a 49 punti da 48,1 di aprile. Senza effetti anche il lieve miglioramento della fiducia dei consumatori: il dato è salito al -20,2 dal -20,4 di aprile nell'Unione europea e al -21,9 dal -22,3 in aprile nell'Eurozona. Sul fronte valutario, l'incertezza generale fa salire lo yen: la divisa giapponese risale a 101,56 sull'euro e a 131,05 dollari. La moneta europea chiude a 1,2904 dollari.

Le materie prime, infine, beneficiano in parte dei cali su azionario e obbligazionario: il petrolio si muove in ribasso a New York, dove le quotazioni perdono oltre un punto percentuale sotto quota 93 dollari al barile. L'oro, bene rifugio per eccellenza, tratta in terreno positivo e inverte la tendenza delle ultime settimane portandosi sopra quota 1.380 dollari l'oncia. 
(23 maggio 2013)