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martedì 16 aprile 2013

A un italiano il«Nobel per l'ambiente»

da www.corriere.it

IL PREMIO ASSEGNATO A LOS ANGELES

Il Goldman Prize a Rossano Ercolini, fondatore del movimento «Rifiuti Zero»: da 15 anni non vinceva un italiano

Rossano Ercolini (Facebook)Rossano Ercolini (Facebook)
«Sono sotto choc. Sapevo che il mio lavoro era conosciuto e seguito da molti, ma non pensavo che lo fosse anche a livello internazionale». Rossano Ercolini, 58 anni, fondatore del movimento «Rifiuti Zero», stenta ancora crederci. Perché vincere il «Goldman Environmental Prize 2013», conosciuto da tutti come il «premio Nobel dell'ecologia», non è cosa da tutti. Lui ci è riuscito lunedì. Erano 15 anni che il riconoscimento non veniva assegnato a un italiano (l'ultima fu Anna Giacobbe, nel 1998): un riconoscimento importante e una somma - 150 mila dollari - che rappresenta ad oggi la più grande somma corrisposta per l’attivismo ambientale di base. IMPEGNO AMBIENTALE - Maestro elementare a Capannori, in provincia di Lucca, l'impegno verde di Ercolini parte oltre quarant'anni fa, negli anni Settanta, quando per la prima volta vennero resi noti i piani per la costruzione di un inceneritore vicino alla scuola dove lavorava. Anni dopo, nel 1994, i progetti di costruire due inceneritori a Lucca, sua città natale, lo convinsero a impegnarsi in prima linea per affrontare il problema dei rifiuti. Ma nel «curriculum» di Ercolini c'è soprattutto «Rifiuti Zero», associazione da lui fondata, che ha portato negli ultimi anni ben 117 Comuni italiani a chiudere i propri inceneritori e a convertirsi al riciclo dei rifiuti. Nel 2011, riuscì a convincere anche il sindaco di Napoli Luigi De Magistris ad aderire al protocollo internazionale Rifiuti Zero. Un impegno che è stato raccontato nel volume «Zero Rifiuti» (Altreconomia) e in «Rifiuti Zero, una rivoluzione in corso» (Dissensi Edizioni ).
Rossano Ercolini vince il Goldman Prize
Luca Martinelli/Altreconomia


LE MOTIVAZIONI - Come ha spiegato la giuria del Goldman, si è scelto di premiare Ercolini poiché «quando sentì parlare dei progetti di edificazione dell'inceneritore nel suo Comune, ritenne di avere la responsabilità, come educatore, di proteggere il benessere degli studenti e di informare la comunità in merito ai rischi dell'inceneritore e alle soluzioni per la gestione sostenibile dei rifiuti domestici del paese». A partire dai suoi alunni, a cui Ercolini «ha insegnato a riciclare la carta», facendo in modo che la mensa della scuola sostituisse bottiglie e posate di plastica con brocche, bicchieri e posate riutilizzabili».
GLI ALTRI VINCITORI - Tra gli altri vincitori del premio ci sono Jonathan Deal, attivista sudafricano contro il fracking, e Azzam Alwash, ecologista che si è battuto contro la siccità delle paludi irachene. L’elenco completo dei premiati si può vedere sul sito del «Goldman prize».
LA LEGGE IN CASSAZIONE - Intanto, lo scorso 27 marzo è stata depositata in Corte di Cassazione la legge d'iniziativa popolare «Rifiuti Zero», che mira a una riforma organica del sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti e si articola attorno a cinque parole chiave: sostenibilità, ambiente, salute, partecipazione e lavoro. La raccolta firme a sostegno della proposta di legge, per riportare al centro della discussione politica le proposte virtuose nella gestione dei rifiuti, è già partita.

giovedì 11 aprile 2013

Commercio armi, sì dell'Onu al primo trattato

da www.corriere.it

La storica decisione dell'Assemblea

Entro due anni vendita vietata ai paesi sottoposti ad embargo, che violano diritti umani o in rapporto con terrorismo e mafia

Storico sì all'Onu: approvato trattato su commercio armi
Rcd


L'Onu ha deciso di rendere più «etico» il commercio mondiale delle armi. Entro due anni sarà molto più difficile vendere rivoltelle e fucili a paesi sottoposti ad embargo, che violano diritti umani o che hanno rapporti con terrorismo e criminalità organizzata. Con una 154 voti a favore, 3 contrari e 23 astenuti, l'assemblea delle Nazioni Unite ha approvato il primo trattato internazionale sulla compravendita internazionale delle armi convenzionali. Principi all'insegna della «moral suasion» - che però potrebbero dispiegare tangibili effetti pratici - in vigore entro due anni, quando i singoli Paesi che martedì 2 hanno dato il voto favorevole all'accordo approveranno le norme più «etiche».
Un bambino soldato in un paese africanoUn bambino soldato in un paese africano
80 MLD DI EURO - Il testo che disciplina il business (dal fatturato di circa 80 miliardi di dollari, un volume secondo soltanto a quello del narcotraffico) non avrà vincoli coercitivi, ma favoriraà la trasparenza su decisioni e numeri e dunque una maggiore possibilità di controllo dell'opinione pubblica sulle scelte prese dai singoli governi chiamati a riferire ogni anno - è la postilla più importante del trattato voluto dall'Onu - ai rispettivi parlamenti.
IL «NIET» DI SIRIA, IRAN E NORDCOREA - Tra i promotori del documento ci sono paesi membri permanenti del Consiglio come Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Lo storico via libera al trattato da parte degli Usa è arrivato in particolare grazie alla svolta impressa dal presidente Barack Obama. I Paesi che hanno votato contro sono, senza sorprese, Siria, Iran e Nord Corea, gli stessi cioè che la settimana scorsa hanno bloccato il via libera unanime, per alzata di mano. Tra gli astenuti ci sono Russia, Cuba, Venezuela e Bolivia. Nella sala dell'Assemblea Generale dopo il voto è scattato un applauso per sottolineare l'ampio sostegno al primo trattato per regolare il multimiliardario commercio delle armi.
«MORAL SUASION»- Bocciata, appunto lo scorso giovedì, la possibilità di approvare l'accordo all'unanimità, l'assemblea ha deciso di procedere per una strada alternativa: vale a dire che il testo adottato dovrà essere ratificato da ogni singolo paese e il trattato entrerà in vigore solo a partire dalla cinquantesima ratifica, cioè non prima di almeno due anni. Il principio fondante del trattato è che ogni paese deve valutare, prima di ogni transazione, se le armi vendute rischiano di essere utilizzate da chi le acquista per aggirare un embargo internazionale, per commettere «violazioni gravi» dei diritti umani o per essere girate a gruppi terroristici o criminali.
L'APPLAUSO DELL'ASSEMBLEA - Quando il conteggio dei voti è apparso sullo schermo elettronico, nell'aula dell'Assemblea Onu è scoppiato un applauso scrosciante. Il trattato farà «la differenza riducendo le sofferenze degli esseri umani e salvando delle vite», aveva detto poco prima della votazione l'ambasciatore dell'Australia, Peter Woolcott, che ha presieduto i negoziati. «Lo promettiamo a quei milioni di persone, spesso le più vulnerabili della società, le cui vite sono state oscurate dal commercio internazionale di armi irresponsabile e illecito», ha aggiunto rivolgendosi all'assemblea.
(modifica il 3 aprile 2013)