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venerdì 20 aprile 2012

Il neoliberismo alla conquista del cosmo

da http://www.eilmensile.it

20 aprile 2012versione stampabile

Gabriele Battaglia

“Specie multiplanetaria” e “razzi riutilizzabili”. Sono questi alcuni dei concetti, per lui niente affatto fantascientifici, espressi in un’intervista a Nature da Elon Musk, il fondatore della SpaceX, la compagnia privata che è riuscita per prima a mettere in orbita una propria capsula spaziale.

Secondo il fondatore della società californiana che ha costruito “Dragon”, una civiltà umana che si trasforma in spaziale “rappresenterebbe una scialuppa di salvataggio della biosfera terrestre, che non preserva solo l’umanità ma gran parte degli esseri viventi”.
Tuttavia, “non stiamo facendo reali progressi nella tecnologia missilistica”. Così, per “invertire la tendenza”, lui ha fondato SpaceX e costruito la sua navicella che il 30 aprile, senza uomini a bordo, farà il suo secondo volo e si avvicinerà alla Stazione Spaziale Internazionale. Se tutto andrà bene, in futuro la Dragon porterà in orbita rifornimenti per conto della Nasa.

Insomma, l’agenzia spaziale governativa subappalta il lavoro. Proprio nei giorni in cui lo Shuttle compie il suo ultimo volo (non spaziale) celebrativo, il passaggio di consegne tra Nasa e SpaceX assomiglia a una privatizzazione dello spazio che ricorda tanto quella della guerra.
Ma Elon Musk si sente uno scienziato visionario più che un contractor: “Il prossimo passo importante nell’evoluzione della vita è che il genere umano sviluppi una civiltà con base nello spazio, fino a diventare una specie di multiplanetaria. Penso che sia estremamente importante che l’umanità esca a esplorare il sistema solare, e stabilisca una base autosufficiente su Marte”, dice a Nature.

Questa colonizzazione del pianeta rosso sarà pure low-cost, perfettamente in linea con la contrazione dei budget nell’Occidente del dopo-crisi. Ma i “voli” sono comunque pindarici: “Abbiamo discusso con l’Ames Center della NASA e con il Jet Propulsion Lab l’utilizzo dei nostri razzi e della capsula Dragon per compiere missioni su Marte. Speriamo che il DragonLab sia in grado di fornire un mezzo per fare esperimenti nello spazio a basso costo, ma anche missioni su Marte, Venere, Mercurio e sugli asteroidi. Può atterrare su qualsiasi superficie, sia solida che liquida, e quindi è davvero molto versatile”.
Non sono solo a basso costo, i suoi razzi, ma anche riciclabili: “Stiamo cercando di raggiungere la piena e rapida riutilizzabilità. Se siamo in grado di produrre razzi completamente e rapidamente riutilizzabili più economici rispetto ai razzi a perdere di oggi, ci sarà da preoccupasi solo del combustibile, e il costo del propellente per il volo è solo lo 0,3 per cento del costo della missione”.

Musk è un venditore di pentole a spasso per il cosmo? Effettivamente la sua Dragon fa parte del progetto di rifornimenti Nasa insieme a Cygnus, della Orbital Sciences Corporation, e a K-1, della Kistler, impresa che però nel frattempo è fallita. Lui sta in piedi grazie ai 278 milioni di dollari ricevuti dal governo Usa (170 quelli assegnati a Orbital Sciences) e si capisce che remi in direzione di nuovi mondi. Tanto lo spazio è infinito.
Per il momento, tuttavia, lui su Dragon non ci mette piede: “Vorrei farlo a un certo punto – confessa a Nature – ma non posso correre rischi personali: troppe persone dipendono da me. Prima di avere avuto due bambini e la responsabilità di gestire due società, ho fatto un sacco di cose fisicamente rischiose. Ero abituato a usare un jet da combattimento per volare in giro e fare cose pazze. Così, anche se mi piacerebbe salire a bordo, lo farò probabilmente qualche anno dopo la prima missione”.

Ma la sua determinazione si esprime in termini apocalittici: “È certamente possibile che in futuro si verifichi qualche calamità, come vediamo dai numerosi grandi eventi di estinzione testimoniati dai fossili. L’umanità ha anche sviluppato, ovviamente, mezzi di autodistruzione, quindi penso che abbiamo bisogno di una ‘ridondanza’ planetaria per proteggerci dalla poco promettente possibilità di un’Armageddon naturale o provocata dall’uomo”.

Per il governo Usa, il gioco vale la candela. Nel corso del 2010, ha speso per i preparativi delle missioni spaziali “esternalizzate” circa 500 milioni di dollari, meno di un singolo volo dello Shuttle. Concorrenza, privatizzazione, Stato minimo ma ben disposto a finanziare i privati: il neoliberismo alla conquista dello spazio profondo.

mercoledì 18 aprile 2012

È ufficiale: il medico Jim Yong Kim dal primo luglio sarà presidente della Banca mondiale

da www.ilsole24ore.com

Il medico americano di origini coreane Jim Yong Kim è stato eletto presidente della Banca Mondiale come successore di Robert Zoellick. Lo ha annunciato l'organizzazione di Washington.

I 25 membri del Board, rappresentanti di singoli Stati o di gruppi di Paesi, erano chiamati a decidere per "consenso". Kim, comunque, contava su una maggioranza quasi schiacciante. La ministra delle Finanze nigeriana Okonjo-Iweala, prima candidata non americana alla presidenza della Banca Mondiale, per 25 anni apprezzato dirigente dell'istituzione, godeva del sostegno dei Brics, le economie emergenti: il suo obiettivo era quello di sfidare il patto non scritto, secondo il quale la presidenza della Banca Mondiale è di fatto assegnata agli Stati Uniti, mentre quella del Fondo Monetario all`Europa.
La scelta non ha però riservato sorprese. Come si legge nella nota diffusa dall'istituto di Washington, il mandato quinquennale di Kim inizierà il prossimo 1 luglio.

Pochi minuti dopo la nomina sono arrivate le congratulazioni del presidente uscente Robert Zoellick: "sarò felice di lavorare con Jim Yong Kim durante la transizione, è una persona ammirevole, rigorosa e orientata a ottenere risultati. Ha visto in prima persona povertà e vulnerabilità e la sua esperienza sarà preziosa per la Banca Mondiale mentre cerca di modernizzarsi", si legge in una nota.

Il Board della Banca Mondiale ha "espresso profondo apprezzamento per tutti i candidati", ovvero Jim Yong Kim, il ministro delle finanze nigeriano Ngozi Okonjo-Iweala e l'ex ministro delle finanze colombiano Jose Antonio Ocampo, che si era fatto da parte nei giorni scorsi.

"Tutti hanno contribuito a rendere più ricca la discussione sul futuro della Banca Mondiale" e tutti avevano ricevuto il sostegno di vari Paesi membri, si legge nella nota. In passato, che fosse un americano il presidente la Banca Mondiale era dato per scontato, ma mai come quest'anno la scelta finale dell'istituto non era data per scontata.

La scelta di Obama é stata dunque strategica: Kim non é un politico o un uomo di finanza, é cresciuto negli Stati Uniti, ma non é americano e il suo curriculum (ha anche diretto il dipartimento dell'Organizzazione Mondiale della Sanità che si occupa di Hiv/Aids) lo rende gradito anche ai Paesi emergenti. Prima che Obama candidasse Jim Yong Kim, erano circolati molti altri nomi: al di là del segretario di Stato Hillary Clinton e del segretario al Tesoro Timothy Geithner, si era parlato di Larry Summers, ex segretario al Tesoro ed ex direttore del National Economic Council della Casa Bianca, dell'ambasciatrice americana alle Nazioni Unite Susan Rice e dell'amministratore delegato di PepsiCo Indra Nooyi.

mercoledì 4 aprile 2012

Gli studenti "occupano" il Palazzo di Vetro A New York mille giovani da venti Paesi

da www.repubblica.it

LA STORIA

Acqua, pace e sviluppo: le crisi del mondo discusse da ragazzi arrivati da tutto il mondo. Molti gli italiani, tanti dalla Sicilia. Età massima 22 anni, per una simulazione unica. E così Ban Ki-moon per stavolta arriva da Catania dal nostro inviato LUCIO LUCA

NEW YORK - Ban Ki-moon ha 21 anni e viene da Catania. I delegati dell'Iran e della Siria sono persino più giovani e devono ancora finire le scuole superiori. Quelli di Israele e Palestina siedono fianco a fianco e si abbracciano davanti alle telecamere. Russi e cinesi danno la benedizione, gli americani applaudono. Il tutto nella sala più austera del Palazzo di Vetro, quella in cui si decidono le sorti del mondo.
VIDEO Ecco i ragazzi che cambieranno il mondo 1

L'assemblea generale dell'Onu, per la prima volta nella storia, la fanno gli studenti arrivati da ogni parte del mondo. Sono mille, in rappresentanza di una ventina di nazioni di 4 dei 5 continenti. I più giovani frequentano ancora le superiori, gli "anziani" sono prossimi alla laurea e non raggiungono i 22 anni. Insieme per cambiare il mondo, "change the world" come recita lo slogan di una settimana che, comunque vada, nessuno di loro potrà mai dimenticare.

E' una simulazione, certo, ma i ragazzi in giacca e cravatta e le studentesse in tailleur grigio d'ordinanza, non hanno affatto voglia di scherzare. Piccoli diplomatici crescono, o almeno ci provano. Sono qui grazie all'associazione "I diplomatici" fondata a Catania una decina di anni fa da un gruppo di neolaureati con in testa un'idea meravigliosa: formare gli ambasciatori del domani. Perché non si vive di solo iPod e discoteche: a 18 anni o giù di lì ci si può appassionare ancora di politica estera, si può ragionare su pena di morte ed energie rinnovabili o, magari, avere idee innovative su come aiutare i paesi sottosviluppati.

Diego Cimino - Ban Ki-moon, appunto, visto che nella simulazione è il segretario generale delle Nazioni Unite - lo urla dallo stesso scranno dal quale, negli anni, hanno preso la parola leader come Jfk e Che Guevara: "Se solo ci penso mi viene la pelle d'oca - racconta - per l'emozione non ho chiuso occhio stanotte. Io come Ban Ki-moon? I miei amici mi prendono in giro e mi chiamano "Ban Ki-mino".

A parte lo scherzo, per noi che sogniamo di diventare diplomatici, il segretario generale dell'Onu, quello vero, è un modello di integrità e dedizione. A volte mi domando: ma come fa a essere sempre così tranquillo pur occupandosi di tutti i problemi del mondo? Boh, io proprio non ce la farei. Per fortuna che devo fingere di essere lui soltanto per una settimana...".

E certo fa un po' di impressione scorgere tra i delegati al Palazzo di Vetro persino un ragazzino "rasta", con quei capelli tipici da musicista reggae che, a memoria d'uomo, nessuno aveva mai notato tra chi abitualmente siede in una delle assemblee più importanti del mondo. Giuliano Carlo De Santis, 18 anni, studente all'ultimo anno allo Scientifico "Amaldi" di Bitetto non ci fa troppo caso: "Rappresento il Guatemala, forse mi hanno associato a quel Paese proprio per "colpa" dei miei capelli. E sono persino nel Consiglio di Sicurezza dove tenterò di far passare una risoluzione sulla sicurezza dei giornalisti in zona di guerra". Alla fine risulta il migliore tra tutti e mille gli aspiranti delegati: "E stasera tutti a ballare", dice commosso ai suoi "colleghi".

Chi, invece, ha poca voglia di scherzare è l'uomo di Teheran. Che poi è un timido 17nne di Bari, si chiama Andrea Mincuzzi e ci tiene a presentare al mondo un'immagine diversa del Paese che rappresenta: "Lo so, qui sono uno dei più odiati e temuti. Parlo per conto di uno Stato-canaglia, ma provo a far capire che esiste un altro Iran, quello che potrebbe, se solo volesse, puntare sulle enormi risorse petrolifere di cui dispone coniugandole con altre forme di energia, decisamente più sostenibili. Certo, mi rendo conto che la repressione del regime non aiuta". 17 anni spesi bene, verrebbe da dire.

Claudio Corbino, presidente dell'associazione "I diplomatici" si coccola i suoi allievi: "Negli occhi di questi ragazzi vedo la speranza di un futuro migliore", dice. E per tutti loro, il consiglio del "padrone di casa", l'ambasciatore Cesare Ragaglini rappresentante permanente per l'Italia presso le Nazioni Unite: "La canzone dice che uno su mille ce la fa, ma io spero che la percentuale sia molto più elevata. Nel mondo c'è sempre più bisogno di diplomazia, lo spazio c'è se si ha pazienza e voglia di studiare. Chissà magari tra loro c'è già chi, un giorno, prenderà il mio posto...".

(04 aprile 2012) © Riproduzione riservata