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lunedì 26 marzo 2012

Al via il vertice di Seul Obama: "Ridurre gli arsenali"

da www.repubblica.it

NUCLEARE

Il presidente Usa in Corea del sud per partecipare al summit sulla sicurezza atomica. "Abbiamo più missili del necessario, possiamo garantire difesa con altri limiti". Pechino accetta di coordinare gli sforzi con gli Stati Uniti contro qualsiasi "potenziale provocazione" pianificata della Corea del nord

SEUL - Proteggere impianti e materiali nucleari da azioni dolose e ostili. Questo in sintesi si intende per 'nuclear security'. E poi la 'nuclear safety', prevenire incidenti nucleari, provocati da guasti o magari da calamità naturali, come Fukushima, un anno fa. I due temi si intrecciano sul tavolo del Vertice di Seul, il secondo dopo quello di Washington dell'aprile 2010, summit al quale partecipa il presidente del Consiglio, Mario Monti, insieme ai capi di Stato e di governo di 53 Paesi, oltre ai vertici di Onu, Ue, Aiea e Interpol.

Gli obiettivi sono quelli di confermare l'impegno contro il terrorismo nucleare, capace di gettare potenzialmente ombre più concrete, con lo spettro di una 'bomba sporca', di quella proliferazione delle testate nucleari e di rinnovare l'impegno a mettere in sicurezza i materiali nucleari. Entro un quadriennio come indicato da Obama nel 2009. Fu lo stesso presidente americano a lanciare quell'anno a Praga una proposta per avere un mondo futuro senza armi nucleari e che firmò, con la Russia, il nuovo trattato Star per la riduzione delle armi nucleari.

Al Summit di Seul sta dunque il compito di verificare i progressi compiuti dopo la prima edizione a Washington, con il Rapporto presentato da ogni Stato partecipante, senza ovviamente dimenticare le nuove possibili azioni per il rafforzamento della sicurezza nucleare. Particolare attenzione, oltre al contrasto di traffico illecito di materiali nucleari e altri materiali radioattivi, anche alla necessità di mettere in sicurezza gli
stessi materiali radioattivi, sempre nell'ottica di scongiurare il rischio di fabbricazione di una 'bomba sporca'.

Al Coex, la struttura che ospita il summit, la sicurezza è ai massimi livelli, al punto che la polizia ha sollevato l'allerta terrorismo al livello più alto ('grave'), a maggior ragione dopo l'annuncio della Corea del Nord sul lancio del 'satellite' atteso tra il 12 e il 16 aprile. Nell'agenda dei lavori, c'è infatti l'elenco di argomenti che, pur se non ufficialmente presenti, si sono affacciati con decisione negli incontri bilaterali finora tenuti: Corea del Nord, Iran e Siria.

Pyongyang non partecipa al vertice, ma le ambizioni nucleari ne fanno un protagonista, così Teheran cui il presidente Usa Barack Obama - che ha già visto Hu Jintao e Dmitri Medvedev - ha ricordato che "il tempo per la diplomazia sta per scadere".

Quanto a Damasco, nel pieno delle turbolenze e delle violenze interne, è l'occasione per tentare di tracciare una risposta internazionale più definita. Nel documento finale del vertice, atteso domani pomeriggio, saranno menzionati "importanti principi in materia di sicurezza nucleare e 11 obiettivi chiave, e azioni specifiche per raggiungerli", ha anticipato in mattinata il ministro degli Esteri sudcoreano Kim Sung-hwan.

L'Italia.
Qualificante l'impegno italiano, sin dalla presidenza G8 del 2009, in quella che viene definita dimensione umana della sicurezza nucleare, e per l'istituzione a Trieste della Scuola internazionale sulla sicurezza nucleare, i cui corsi riprenderanno fra l'altro proprio nel maggio di quest'anno. L'Italia si propone di dare conto dei progressi dopo la firma dell'Accordo con gli Usa nel quadro del programma Megaport contro il traffico illecito di materiali nucleari e radioattivi, con l'avvio dell'installazione di strumenti di rilevazione in alcuni porti italiani. Allo stesso tempo, la delegazione italiana citerà le trattative per il rimpatrio negli Usa di materie nucleari sensibili.

La Russia.
Prima del vertice il presidente Usa, Barack Obama, ha proposto alla Russia una nuova riduzione nell'arsenale di armi nucleari, tagli che riguardino anche aree finora intoccabili, le armi tattiche e le testate nucleari di riserva. Pur inviando un nuovo altolà alla Corea del Nord e all'Iran sulle loro ambizioni nucleari, Obama ha infatti riconosciuto che gli Usa hanno più testate del necessario e ha ricordato il suo obiettivo di raggiungere "un mondo senza armi nucleari".

La Cina.
A margine del summit Obama ha incontrato il presidente cinese Hu Jintao. Al centro dei colloqui tra i due capi di Stato, i rapporti bilaterali tra Usa e Cina e i maggiori temi di attualità regionale e mondiale. Si tratta del primo incontro quest'anno tra i due presidenti. Nell'incontro, Pechino ha accettato di coordinare gli sforzi insieme agli Usa contro qualsiasi "potenziale provocazione" di lancio del 'satellite' pianificata dalla Corea del nord. Obama ha ribadito come sia importante che la Cina usi la propria influenza e che mandi un messaggio chiaro di preoccupazione a Pyongyang. Il presidente Hu Jintao ha risposto di prendere il problema nord coreano con molta serietà. Per Obama è fondamentale che la Corea del nord rinunci alle sue ambizioni nucleari a rischio di rimanerere isolata: "E' necessario che la Cina mantenga la sua posizione di collaborazione con la nostra posizione, così come ha indicato, e che trasmetta la sua preoccupazione al governo nordcoreano".

(26 marzo 2012) © Riproduzione riservata

giovedì 8 marzo 2012

Giornata Internazionale della Donna nel mondo arabo: tra appello delle femministe e ritorno delle odalische

da www.agoravox.it

In occasione della Giornata Internazionale della Donna diversi quotidiani italiani ed esteri, tra cui La Stampa, pubblicano oggi un appello di alcune scrittrici, registe, attiviste e femministe di diversi paesi arabi. In cui si rivendica con forza parità di diritti per le donne anche nel mondo arabo, anche come monito contro le degenerazioni di stampo religioso e integralista che purtroppo stanno attraversando la ‘Primavera araba’.

Nelle nazioni arabe le donne tuttora “soffrono una delle peggiori condizioni del mondo intero”, dove “la violenza, quella pubblica o quella privata, resta diffusa”. Perché le leggi sulla famiglia nella maggior parte dei casi “non fa che istituzionalizzare l’esclusione e la discriminazione”, come consentono de facto anche i codici civile e penale e le altre norme. La violazione dei diritti e delle libertà fondamentali delle donne si manifesta “con l’istituzione di pratiche come la poligamia e il matrimonio di minori”, con “disuguaglianze nei diritti in campi come il matrimonio, il divorzio, la custoria dei figli e l’accesso alla proprietà e all’eredità”. “Ci sono leggi che coprono i delitti d’onore, che permettono a un maschio della famiglia che uccide una parente di invocare le attenuanti”, viene denunciato.

Tutte limitazioni dei diritti che hanno, più o meno palese e diretto, un retroterra religioso fondato sull’applicazione della sharia islamica. E non a caso, tra le richieste avanzate nell’appello, c’è anche la “denuncia di chi alza la voce per discriminare le donne sulla base di interpretazioni retrograde di precetti religiosi”.

Intanto l’ennesima riprova di come il conservatorismo religioso incida pesantemente sui diritti delle donne viene dalla Tunisia. Bahri Jlassi, presidente del Partito per l’apertura e la fedeltà, ha proposto all’Assemblea costituente di inserire nella futura carta anche il riconoscimento del diritto degli uomini di avere non solo una moglie, ma anche una odalisca (cioè una vera e propria schiava sessuale, o jarya). Secondo Jlassi, sarebbe la soluzione per combattere divorzio, adulterio e nubilato. Di più, il politico ha detto al quotidiano arabofono Assarih che la legalizzazione delle odalische permetterebbe di “ristabilire l’equilibro sociale e morale” contro la laicità imposta negli ultimi decenni e contro le disposizioni che “criminalizzano” la poligamia.

Proprio oggi le attiviste tunisine hanno organizzato un sit in davanti alla sede dell’Assemblea costituente nella capitale, contro l’introduzione della sharia quale fonte principale del diritto. Eventualità che, denuncia Fathia Hayzem (esponente dell’Assemblea tunisina delle donne democratiche – Atfd) porterebbe ad una “valanga di disgrazie” sulle donne. In Tunisia vi è infatti il rischio che la nuova carta costituzionale, specie per il peso consistente del partito islamico Ennahda, abbia una forte venatura religiosa. E anche ieri si sono registrati scontri tra studenti salafiti e laici all’università, per la questione del velo.