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venerdì 7 ottobre 2011

Va a tre donne il Nobel per la Pace

(da www.repubblica.it)

IL RICONOSCIMENTO

OSLO - IL premio Nobel per la pace 2011 è andato a tre donne: Ellen Johnson Sirleaf, presidentessa della Liberia, Leymah Gbowee, avvocato liberiana e all'attivista yemenita Tawakkul Karman. "Per la loro lotta non violenta a favore della sicurezza delle donne e dei loro diritti verso una partecipazione piena al processo di costruzione della pace", recita la motivazione del premio.

Ellen Johnson Sirleaf, attuale presidente della Liberia e prima donna a rivestire questo incarico nel continente africano, ha ricevuto il riconoscimento insieme alla sua concittadina Leymah Gbowee e all'attivista yemenita Karman.

Arrivata al potere nel 2005, la "signora di ferro" africana è impegnata nella ricostruzione del suo paese, devastato da 14 anni di guerra civile, che ha causato la morte di 250.000 persone. Di formazione economista, con un Master of public administration conseguito ad Harvard nel 1971, Johnson-Sirleaf parte in esilio a Nairobi, in Kenya, nel 1980, dopo il rovesciamento dell'allora presidente William Tolbert. Torna in patria solo nel 1985, per partecipare alle elezioni del senato della Liberia, ma quando accusa pubblicamente il regime militare, è condannata a dieci anni di prigione. Rilasciata dopo poco tempo, si trasferisce a Washington e torna in Liberia solo nel 1997 nel ruolo di economista, lavorando per la Banca mondiale e per la Citibank in Africa.

Corre per la prima volta alle presidenziali contro Charles Taylor nel 1997, ma raggiunge solo il 10 per cento dei voti, contro
il 75 per cento di Taylor, che poi l'accusa di tradimento. Dopo la sua vittoria alle elezioni del 2005, Johnson-Sirleaf pronuncia uno storico discorso alle camere riunite del Congresso degli Stati Uniti, chiedendo il supporto americano per aiutare il suo paese a "divenire un faro splendente, un esempio per l'Africa e per il mondo di cosa può ottenere l'amore per la libertà". Johnson-Sirleaf è madre di quattro figli (due vivono negli Usa e due in Liberia) e ha sei nipoti, alcuni dei quali vivono ad Atlanta.

(07 ottobre 2011)

giovedì 6 ottobre 2011

Siria, stop all'Onu da Russia e Cina

(da ilsole24ore.com)

06 ottobre 2011

Il veto russo e cinese alla risoluzione dell'Onu contro la Siria respinta la
notte scorsa al Palazzo di Vetro sta diventando un caso da Guerra fredda tra
Est e Ovest. Damasco esulta: «È stata una giornata storica», ha dichiarato il
regime di Bashar Assad, che vede nell'appoggio russo una sorta di riedizione di
un'alleanza storica tra la Siria e Mosca che segnò le vicende del Medio Oriente
fino al crollo dell'Urss. Russia e Cina, decise a non vedere all'Onu una
ripetizione della condanna che ha portato all'affondamento di Gheddafi in
Libia, hanno definito la proposta presentata dai membri europei del Consiglio
di sicurezza come «inutile e irragionevole». «La bozza di risoluzione -
avanzata da Germania, Francia, Gran Bretagna e Portogallo - avrebbe imposto una
pressione alla cieca sulla Siria», ha commentato il ministero degli Esteri
russo.
Irritata la replica degli europei al veto, definito sia dal ministro degli
Esteri francese Alain Juppé che da quello italiano Franco Frattini «una triste
giornata per il popolo siriano». Per la Gran Bretagna Mosca e Pechino «avranno
questo veto sulla coscienza». Ancora più aspra la reazione della rappresentante
Usa all'Onu, Susan Rice, che ha abbandonato clamorosamente la sala del
Consiglio in segno di protesta. Una scena appunto da Guerra fredda.
La Turchia, che con il premier Erdogan aveva condannato duramente Damasco,
ospitando a Istanbul il vertice del fronte dell'opposizione, ha fatto sapere
che imporrà comunque un proprio «pacchetto di sanzioni», allineandosi alle
decisioni già adottate dalla Ue. Per l'opposizione siriana si rischia ora di
alimentare le violenze: «Sostenere Assad nel suo progetto fascista e
militarista non incoraggia il popolo a una rivoluzione pacifica», ha avvertito
il presidente del Consiglio nazionale siriano Burhan Ghaliun.
I russi si difendono affermando di «non essere gli avvocati di Assad» e
annunciano che ospiteranno presto a Mosca una visita dei rappresentanti
dell'opposizione. Ma il veto ha infuocato l'atmosfera internazionale e si fanno
anche quattro conti sugli interessi di Mosca in Siria: la base navale di
Tartus, l'unica rimasta alla Russia nel Mediterraneo, e le esportazioni verso
Damasco che tra armi e infrastrutture hanno superato l'anno scorso il miliardo
di dollari, a cui si aggiungono investimenti per altri 19. Mosca ha promesso ad
Assad accordi commerciali, abbonato il 75% dei debiti siriani e concluso
contratti per la fornitura di Mig-29: la Russia di Putin forse non è l'avvocato
di Assad ma sicuramente un grande amico e protettore del regime alauita.

giovedì 25 agosto 2011

Onu: 12milioni di persone senza Stato e senza diritti

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)


L’organizzazione chiede agli Stati di firmare le due convenzioni del 1954 e del 1961 che cercano di creare un quadro legale per gli apolidi

Un rapporto Onu denuncia che nel mondo ci sarebbero almeno 12 milioni di persone senza cittadinanza e, per questo, senza diritti.

"Queste persone hanno un bisogno disperato di aiuto perché vivono in un limbo legale", precisa Antonio Guterres, funzionario dell'Alto commissariato per i rifugiati (Unhcr). "Gli effetti della marginalizzazione di interi gruppi genera grandi tensioni nelle società e a volte è fonte di conflitto", commenta Guterres.

A causa della loro condizione di apolidi, queste persone vanno incontro a una serie di problemi pratici, tra cui il diritto alla proprietà, il matrimonio legale o la registrazione all'anagrafe dei figli. Questo fa in modo che la loro situazione si perpetui anche alle nuove generazioni.

Alcuni di loro spesso incorrono anche in periodi di detenzione, in quanto non possono dimostrare la propria identità o provenienza.

Solo 66 Stati hanno firmato la Convenzione del 1954 che stabilisce minimi standard di trattamento nei confronti degli apolidi e solo 38 nazioni aderiscono alla convenzione del 1961 che delinea un quadro legale per garantire i loro diritti. Recentemente vi hanno aderito Turkmenistan, Filippine, Panama e Croazia.

Un popolo può diventare apolide per diverse ragioni, tra cui la disgregazione di uno Stato, come con l'Unione Sovietica o la Yugoslavia, o la creazione di nuovi stati dopo l'indipendenza coloniale. Ad esempio sono popoli senza stato i Rohingya in Myanmar, i gruppi rom in Europa, il popolo Bidoon negli stati del Golfo.

lunedì 25 luglio 2011

Attentati di Oslo e Utoya: 'la Norvegia risponderà con democrazia'

Articolo tratto da "Peace Reporter" (http://it.peacereporter.net)


I 193 Paesi dell'Onu hanno aperto una sessione sui giovani con un minuto di silenzio. Sono 68, e non 85, i giovani uccisi a Utoya

Sarà con "democrazia, apertura e trasparenza" che la Norvegia risponderà al "peggiore attacco della sua storia dalla seconda guerra mondiale". Con queste parole, il delegato del governo di Oslo alle Nazioni Unite, Gjermund Saether, ha aperto la riunione dell'Assemblea Generale al Palazzo di Vetro, che proprio oggi aveva in programma una riunione sulla gioventù, con la partecipazione di studenti da ogni parte del mondo.

La seduta è iniziata con un minuto di silenzio per ricordare le vittime, in gran parte giovani, appunto, dell'attentato dello scorso venerdì a Oslo. "Questa conferenza discute quei diritti e quei valori che sono stati attaccati venerdì scorso", ha detto Saether, ricordando come sull'isola di Utoya, dove era in corso un meeting dei giovani laburisti prima che la furia omicida di Anders Behring Breivik vi si abbattesse sopra, si stessero affrontando "diritti ed opportunità per partecipare alla vita pubblica, riflettere liberamente per formare le proprie opinioni, organizzare gruppi e partiti, e anche criticare la leadership politica". "Solo attraverso la partecipazione attiva - ha sottolineato il diplomatico norvegese - i giovani possono permettere alla Norvegia di fare passi avanti".

Intanto, la polizia norvegese ha ridimensionato il bilancio delle vittime dell'attentato. Nel massacro sull'isola di Utoya, hanno perso la vita 68 giovani, e non 85, mentre a causa della bomba esplosa nel centro città sono morte otto persone. Nel complesso, dunque, la strage ha provocato al momento 76 vittime.

venerdì 1 luglio 2011

Strauss-Kahn potrebbe essere liberato "Troppe lacune in racconto cameriera"

Articolo tratto da "la Repubblica" (http://www.repubblica.it)

Clamorosa retromarcia degli investigatori, lo scandalo che ha fatto perdere il posto al direttore del Fondo monetario internazionale potrebbe essere una montatura. Un investigatore: "L'indagine è un disastro". La donna ha un rapporto sospetto con un detenuto e riceve versamenti sul suo conto da tutto il mondo
dal nostro inviato ANGELO AQUARO

NEW YORK - Dominique Strauss Kahn potrebbe tornare libero già oggi. La clamorosa svolta arriva a pochi giorni dall'inizio del processo, previsto per il 18 luglio. Gli investigatori fanno un'eclatante marcia indietro e adesso rivelano: la cameriera che lo accusa ha mentito ripetutamente.

L'accusa non regge più e lo scandalo che ha fatto perdere il posto al direttore del Fondo monetario potrebbe rivelarsi - se non la montatura dei suoi nemici politici in Francia che pure era stato ipotizzata - un'invenzione della donna che ha denunciato lo stupro: per altri fini. Il sesso c'e stato. E su questo dall'inizio la difesa è stata chiara. Ma è l'accusa di violenza che ora vacilla, come scrive il sito del Nyt. La procura non solo è divisa sulle accuse di Ofelia - il nome sotto cui fin qui è stata celata la cameriera di origine africana - che sarebbe caduta in contraddizione più volta. Ma l'accusatrice avrebbe un passato così burrascoso da non poter sostenere la versione dei fatti che ha tenuto fin qui agli arresti domiciliari - seppure dorati - l'uomo che fino al 14 maggio scorso sognava di finire all'Eliseo dell'odiato Nicolas Sarkozy. E che stamattina alle 11 locali comparirà davanti a quella corte distrettuale di Manhattan che gli aveva fatto balenare la possibilità di trascorrere in galera i prossimi 70 anni.

La stessa corte che adesso invece potrebbe addirittura mettere fine - momentaneamente - al caso che ha catturato i giornali di tutto il mondo: rimandando in libertà l'uomo fino a ieri sulla gogna. La prigione dorata dove Dominique Strauss Kahn e la moglie Anna Sinclair trascorrono le ore che possono separarli dalla fine dell'incubo è già assediata da giornalisti e paparazzi. Ma le finestre del civico 153 di Franklin Street - nel cuore del quartiere di Tribeca che i locali di Bob De Niro hanno trasformato in attrazione turistica - sono sbarrate come sempre.

Proprio ieri un libro uscito in Francia raccoglieva l'ultima verità della signora: "Sono spaventata ma
usciremo a testa alta". Che cosa è successo? I sospetti della difesa si sono rivelati fondati. Da subito Ben Brafman, l'avvocato che aveva fatto assolvere Michael Jackson dall'accusa terribile di pedofilia, aveva giocato a carte più o meno scoperte. Il sesso? Senza ammettere alcunché l'avvocato aveva evidenziato dal primo momento che la stessa ricostruzione della polizia non stava in piedi: non configurava una violenza. Se sesso c'era stato era stato consensuale. Che l'ex capo dell'Fmi fosse conosciuto al Sofitel come un cliente particolare non era un segreto per nessuno.

Ma un conto sono i comportamenti più o meno licenziosi e più o meno eticamente leciti - o illeciti. Un conto quell'accusa infamante: stupro. Il diritto americano su questo è implacabile. In questi casi si gioca uno contro uno. Non è un particolare di poco conto che il 90 per cento delle cause di violenza sessuale vengano risolte con il patteggiamento: dimostrare davanti a una giuria popolare - come impone la legge di qui - la violenza o meno di un rapporto è sempre più difficile. In gioco la credibilità dei due testimoni-protagonisti. E proprio sul concetto di credibilità rischia di andare in frantumi tutta l'inchiesta.

Da quel mezzogiorno del 14 maggio Ofelia ha mentito e si è contraddetta più volte. Non solo. Secondo le testimonianze degli investigatori l'indagine "sarebbe un disastro". Nel giorno stesso in cui ci sarebbe stato lo stupro la donna telefonò a un amico che si trovava in carcere con cui discusse dei possibili "benefici" di quell'incontro al Sofitel. La telefonata è stata registrata. E l'uomo fa parte di un gruppo di persone - forse sarebbe già meglio dire una banda - che hanno versato sul conto della povera ragazza madre africana 100 mila dollari in due anni. Depositi che arrivano dalla Georgia, dall'Arizona, dalla Pensylvania e anche da New York.

Gli investigatori ipotizzano traffico di droga e riciclaggio di denaro. Ma Ofelia ha mentito su tanti particolari della sua vita privata. Quella che il suo avvocato difensore dipingeva come una musulmana modello è una donna dal passato e forse dal presente a dir poco movimentato. Aveva sostenuto di aver fatto richiesta di asilo per uno strupro subito in Africa: non ce n'è traccia. Aveva sostenuto di avere subito la mutilazione dei genitali: è falso. Sono stati gli stessi investigatori a incontrare gli avvocati di Strauss-Kahn per decidere quali passi prendere. Questa mattina alle 11 il destino dell'uomo che puntava alla presidenza della Francia potrebbe avere l'ennesimo - e questa volta per lui fortunato - inaspettato giro. Il giudice potrebbe addirittura considerare di mandarlo libero in attesa del processo. Sono caduti i presupposti di fuga e di reiterazione di un reato tutto da dimostrare.

Rimangono i 5 milioni di dollari di assicurazione oltre al milione di "bailout" già concesso. Ma l'intera vicenda getta già una luce negativa sul primo caso portato avanti dal procuratore Cyrus Vance. Il nuovo arrivato - dopo quarant'anni di regno del mitico Robert Morgenthau - qui si giocava la sua credibilità. E la sua procura è quella che indaga, oltre che sui crimini comuni, anche su quelli di un "quartiere" chiamato Wall Street. Ha proprio ragione l'investigatore che ha confessato che l'inchiesta è un disastro. Anzi per la precisione "a mess": che in inglese vuol dire anche "un casino".

(01 luglio 2011) © Riproduzione riservata

giovedì 30 giugno 2011

Libano, quattro membri di Hezbollah accusati dell'omicidio Hariri

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)


Il Tribunale speciale per il Libano ha depositato i risultati delle indagini sull'attentato che nel 2005 costò la vita all'ex presidente

Il Tribunale speciale per il Libano (Tsl), con sede in Olanda, che sta indagando sull'omicidio dell'ex premier Rafiq Hariri, avvenuto nel 2005 a Beirut, e su altri crimini commessi nel paese nel 2004, ha concluso i lavori. Il procuratore generale del Tsl, il canadese Daniel Bellemare, ha depositato l'atto di accusa contro i presunti mandanti ed esecutori dell'omicidio presso la procura di Beirut.

La pubblicazione ufficiale delle accuse del Tsl è attesa nelle prossime 24 ore. Fonti vicine alla magistratura hanno però rivelato all'Ansa che ad essere accusati sono quattro appartenenti al movimento sciita libanese Hezbollah. Abdel Majid Ghamlush, Salim Ayyash, Mustafa Badreddin e Hassan Issa sarebbero i nomi dei quattro uomini accusati, secondo quanto riportato dai media locali.

martedì 28 giugno 2011

Lagarde nuovo direttore generale prima donna a ricoprire l'incarico

Articolo tratto da "la Repubblica" (http://www.repubblica.it)

FMI

Il ministro dell'Economia francese prende il posto di Dominique Strauss-Kahn, dimessosi lo scorso 18 maggio dopo essere stato accusato di violenza sessuale. E' l'undicesimo europeo consecutivo a sedere su questa poltrona. L'Eliseo: "Una vittoria per la Francia". La gioia su Twitter: "E' un onore"

WASHINGTON - Christine Lagarde è il nuovo direttore generale del Fondo Monetario Internazionale (Fmi). Lo ha deciso il board. Il comitato esecutivo del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) "ha scelto oggi Christine Lagarde come direttore generale e presidente del Comitato esecutivo per un termine di cinque anni a partire del 5 luglio 2011". Il ministro dell'Economia francese, la prima donna alla guida del Fondo da quando è stato fondato, nel 1944, prende il posto di Dominique Strauss-Kahn, dimessosi lo scorso 18 maggio, dopo essere stato arrestato 1 a New York per una presunta violenza sessuale. La Lagarde, 55 anni, l'undicesimo europeo consecutivo a ricoprire l'incarico, ha incassato il sostegno dell'Europa, degli Stati Uniti e di alcuni dei Paesi cosidetti 'BRICS' come Cina, Russia, e Brasile. Il principale sfidante era il brasiliano Carstens 2, che l'aveva accusata di "parzialità" nella gestione della crisi della zona euro.

La gioia su Twitter. "E' un onore ed una gioia per me annunciarvi che il Consiglio di Amministrazione dell'Fmi mi ha appena nominato direttrice generale!", ha scritto Lagarde su Twitter subito dopo l'elezione. E nella prima intervista rilasciata a Tf1, ha parlato di quello che sarà il primo problema da affrontare nella sua nuova veste, la crisi greca: "L'opposizione deve sostenere il governo. La Grecia deve fare tutto il possibile per restare in Eurolandia", ha detto. Quindi ha chiarito che intende seguire le orme del suo predecessore nella riforma del Fmi, che deve essere "più efficace, efficiente e legittimo, puntare a una crescita più forte e sostenibile, alla stabilità macroeconomica e a un futuro migliore per tutti". In quest'ottica Lagarde prevede di parlare con Strauss-Kahn.

Soddisfazione per la nomina arriva dall'Eliseo: "La designazione del ministro francese delle Finanze al vertice dell'Fmi è una vittoria per la Francia - è stato il primo commento - e la presidenza francese si rallegra del fatto che una donna accede a questa importante responsabilità internazionale".

I primi impegni da affrontare. Sono tante e difficili le questioni che il nuovo direttore dovrà affrontare appena entrerà ufficialmente in carica. Ecco quali sono:

GRECIA: Il salvataggio delle finanze pubbliche di Atene mette in gioco la stessa credibilità del Fmi che per questo dossier ha messo in piedi la più grande mobilitazione di fondi della sua storia: 30 miliardi di euro dei complessivi 110 miliardi del pacchetto congiunto con l'Ue. Il piano ha mostrato finora diverse criticità e dovrà essere aggiornato per evitare il default della Grecia. I critici sostengono che il programma approntato dal Fondo sia stato pianificato male a causa della leadership troppo sbilanciata nella protezione dell'area euro. Il nuovo direttore generale dovrà dimostrare la sua capacità nell'affrontare i problemi europei senza ritardi.

SPILLOVER REPORTS: L'Fmi dovrà pubblicare a luglio il primo dei cosiddetti ''spillover reports'' ovvero la prima analisi dei pericoli posti al sistema economico mondiale dagli sbilanciamenti dei conti pubblici e dalle politiche più rischiose delle più grandi economie del pianeta: Usa, Cina, Giappone, Gran Bretagna e Eurozona. Il direttore generale dovrà difendere la credibilità di questi rapporti.

EGITTO: Forse temendo il rischio politico dell'imposizione da parte del Fondo di un duro pacchetto di riforme, l'Egitto ha respinto un prestito annuale da tre miliardi di euro. Ma sono in molti a pensare che l'economia del Paese africano, danneggiata da anni di malgoverno e dalle rivolte di quest'anno, abbia disperatamente bisogno di un aiuto internazionale. Il nuovo numero uno dell'Fmi dovrà riuscire a conciliare la necessità di implementare le riforme che ritiene necessarie con il desiderio di sostenere un Paese arabo chiave a proseguire nella sua profonda trasformazione politica.

SISTEMA FINANZIARIO
: Il Fondo monetario dovrebbe quest'anno rivedere e rafforzare la sua sorveglianza sui rischi dell'economia globale, specialmente su quei Paesi che pongono un maggiore rischio sistemico. Il processo di revisione riguarderà anche gli interventi che il Fondo può attivare per ridurre questi rischi. Questo potrebbe portare il nuovo direttore generale a doversi scontrare con la Cina. L'enorme surplus di Pechino e lo yuan sottovalutato vengono considerati dagli altri paesi, Stati Uniti in testa, come una nuova minaccia rispetto a quelle sulle quali l'Fmi è abituato a intervenire.

(28 giugno 2011) © Riproduzione riservata

domenica 12 giugno 2011

Vertice Fmi, spunta l'outsider "Israele candida il governatore Fischer"

Articolo tratto da "La Repubblica" (http://www.repubblica.it)

Il colpo di scena, annunciato dall'emittente di stato Channel 2, scombina i giochi per la direzione generale e il posto di Strauss-Khan, ormnai ridotti a una sfida a due tra la francese Lagarde (favorita) e il messicano Carstens.

ROMA - Colpo di scena nella corsa per il vertice del Fondo monetario internazionale: il governatore della Banca d'Israele, Stanley Fischer, avrebbe infatti depositato la sua candidatura per la direzione generale dell'Fmi. Lo ha riferito oggi l'emittente dello stato ebraico Channel 2. La notizia, non ancora confermata ufficialmente dalla Banca centrale israeliana, è giunta poco dopo la scadenza del termine massimo stabilito per la presentazione delle candidature alla successione di Dominique Strauss-Kahn.

Fischer entrerebbe dunque a sorpresa a scombinare le carte di quella che era ormai diventata una sfida a due fra il ministro francese delle finanze, Christine Lagarde e il governatore della Banca centrale del Messico, Agustin Carstens. Ieri, ultimo giorno utile per le candidature, c'è stato infatti il ritiro dei due possibili concorrenti: Grigory Marchenko del Kazakhstan e Trevor Manuel del Sudafrica.

Fischer, 67 anni, economista rispettato per avere aiutato il suo paese a superare la crisi finanziaria internazionale, ha già occupato un ruolo di primo piano alla banca mondiale ed è stato numero due dell'Fmi. Nello scorso mese di marzo aveva accettato un secondo mandato di cinque anni alla guida della banca centrale d'Israele.

In queste settimane sia Lagarde che Carstens hanno fatto un'intensa campagna elettorale per cercare di ottenere i favori dei grandi elettori del Fondo: la Lagarde si è mossa soprattutto per superare l'eccezione dei Brics, i paesi delle nuove economie emergenti, che chiedono finalmente un direttore generale non europeo; Carstens, al contrario, ha fatto di tutto per rassicurare l'Europa.

I 24 membri del board del Fmi si riuniranno a fine giugno per prendere la decisione finale. La Lagarde era data favorita, ma una confermna della presenza di Fischer nella corsa per il posto di Strauss-Khan rimetterebbe in moto tutte le diplomazie e i corteggiamenti, soprattutto verso Brasile, India, Cina e Russia.

(11 giugno 2011) © Riproduzione riservata

venerdì 10 giugno 2011

"La Clinton vuole la Banca Mondiale" Ma il segretario di Stato smentisce

Articolo tratto da "La Repubblica" (http://www.repubblica.it)

L'indiscrezione diffusa dall'agenzia di stampa Reuters: l'ex first lady potrebbe lasciare l'amministrazione Obama per la presidenza dell'organizzazione. Una fonte: "Hillary vuole quel posto". Ma la Casa Bianca e la diretta interessata negano WASHINGTON - La diretta interessata smentisce, ma la voce continua a circolare con insistenza: l'attuale segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, punta alla presidenza della Banca Mondiale. L'indiscrezione è stata diffusa dall'agenzia di stampa Reuters, che cita almeno tre fonti a sostegno della sua ipotesi. Le smentite della stessa Clinton e della Casa Bianca, sostiene la Reuters, potrebbero essere tattiche, per non minare la credibilità della Clinton come capo della diplomazia statunitense.

Il segretario di Stato, arrivata alla Casa Bianca dopo aver conteso a Barack Obama la candidatura democratica alla presidenza, non ha mai fatto mistero della sua intenzione di lasciare il dipartimento di Stato alla fine del primo mandato di Obama, la cui scadenza è all'inizio del 2013. Ma i tempi potrebbero accorciarsi, visto che il mandato dell'attuale presidente della Banca Mondiale, Bob Zoellick, scade a metà 2012 e non intende essere riconfermato.

"Hillary vuole quel lavoro", afferma una fonte anonima citata dalla Reuters. La Clinton sarebbe la prima donna a ottenere l'incarico, una carica che viene tradizionalmente assegnata agli Stati Uniti. La notizia dell'interesse dell'ex first lady per l'incarico affiora mentre si dibatte del futuro presidente del Fondo monetario internazionale, organizzazione sorella della Banca Mondiale, dopo le dimissioni di Dominique Strauss-Kahn. Anche un'altra fonte, citata dall'Afp, conferma l'interesse: "È un'ipotesi reale sulla quale stanno lavorando". Non
è ancora chiaro, conclude la Reuters, se Obama sia pronto a proporre la candidatura della Clinton. Per sostituirla nel ruolo di segretario di Stato uno dei favoriti sarebbe John Kerry, candidato democratico alla Casa Bianca nel 2004, sconfitto da George W. Bush.

(10 giugno 2011)

sabato 4 giugno 2011

Le economie emergenti accelerano "Sorpasso su paesi G7 entro il 2036"

Articolo tratto da "la Repubblica" (http://www.repubblica.it)


Soltanto quattro anni fa la data era il 2046. Alla base del cambiamento la crisi finanziaria nei paesi occidentali. La Cina supererà gli Usa già nel 2023

di LUCA PAGNI MILANO - C’è qualcosa di nuovo sul fronte occidentale. Addirittura di impensabile fino a pochi anni fa, prima della crisi economica scatenata dalla bolla dei mutui "facili" scoppiata negli Stati Uniti. Proprio a causa della recessione che ha avuto il suo epicentro nella finanza anglosassone, avverrà prima del previsto il sorpasso delle economie dei paesi emergenti sui paesi occidentali, ancora per non molto tempo definibili come i più ricchi del mondo.

Lo rivela uno studio di PricewaterhouseCoopers, società di consulenza tra le più accreditate. Il documento appena pubblicato, dimostra come le economie dei cosiddetti E7 (Cina, India, Brasile, Russia, Indonesia, Turchia e Messico) supererà quella dei pasi del G7 (Stati Uniti, Giappone, Germania, Regno Unito, Francia e Italia) entro il 2036. Ma il dato sorprendente è che il medesimo studio di Pwc redatto soltanto quattro anni fa - e quindi precedentemente all’inizio della recessione - fissava il sorpasso almeno un decennio più avanti, ovvero nel 2046.

Lo studio si riferisce, in particolare, al valore congiunto delle attività bancarie dei paesi interessati misurata anche in relazione alle proiezioni dei Pil nazionali. E non stupisce, quindi, che gli emergenti mettano la freccia per il sorpasso prima di quanto era stato previsto nel 2007. La crisi ha avuto origine finanziaria e sono stati gli istituti di credito americani ed europei a soffrire di più, con fallimenti a catena negli Stati Uniti e con i
grandi gruppi salvati solo dall’intervento dei governi nel Vecchio Continente. Non così nei paesi emergenti, dove le banche locali sono rimaste al riparo avendo investito molto meno dei prodotti "strutturati" che hanno causato la bolla.

Dunque, secondo le nuove previsioni, se complessivamente la lancetta è stata portata avanti di dieci anni, a livello di sfide "singole" si scoprono ulteriori sorprese. Per il primo posto del podio, la Cina supererà gli Stati Uniti come principale economia mondiale già nel 2023, con venti anni di anticipo rispetto alle previsioni precedenti. In leggero anticipo rispetto alla media, anche il sorpasso dell’India sul Giappone per il terzo posto della classifica: avverrà entro il 2035. Sempre che, avverte lo studio, l’India continui a investire in infrastrutture, si apra alla concorrenza, diminuisca la burocrazia e cresca il livello di istruzione nelle aree rurali (ma questo, viene da dire, vale per tutti gli emergenti, analisi che non stona nemmeno come ritratto delle "deficienze" italiane). E siccome lo studio di Pwc è uno sguardo di lungo periodo fino al 2050, gli esperti della società profetizzano che l’India potrebbe addirittura superare la Cina, perché quest’ultima in prospettiva subirà un rallentamento dei consumi a causa della elevata età media della popolazione.

Ma la conta del "chi supera chi" non si limita a questo. Ad esempio: il Brasile sarà avanti a Germania e Regno Unito entro il 2045. E L’Italia? Per quella data sarà già stata superata dall’India (2030) e dalla Russia (2039) nonché dallo stesso Brasile (sempre 2045). E nel 2048 arriverà anche quello del Messico.

(03 giugno 2011)

domenica 15 maggio 2011

Consiglio di sicurezza Onu Roma con 120 voti sfida Berlino

Articolo tratto da "La Repubblica" (http://www.repubblica.it).

VERTICE

Domani riunione alla Farnesina dei paesi orentati a favore della riforma e per ribadire il no al diktat del G-4 (Germania, Giappone, Brasile e India) che premono per allargare la rosa dei membri.

di VINCENZO NIGRO ROMA - In un drammatico ritardo nell'evoluzione del suo sistema politico interno, l'Italia continua invece a guidare il tentativo di ridisegnare le regole che fanno funzionare il "governo del mondo": le Nazioni Unite.
È una lunga battaglia: da una parte un gruppo di paesi, il "G4" (Germania, Giappone, Brasile, India), che da anni premono per allargare il Consiglio di Sicurezza per poterci entrare dentro loro. Dall'altro i paesi di "Uniting for Consensus", guidato da stati come l'Italia contrari a questo "quick fix", innanzitutto per questioni di rivalità diretta, ma poi più nobilmente per cercare di creare all'Onu un meccanismo che sia più democratico e meno ancorato alla legge delle superpotenze vincitrici della Seconda guerra mondiale.

Domani in questo lungo campionato si gioca una partita importante a Roma: alla Farnesina si incontrano i ministri degli Esteri e gli inviati di circa 120 paesi orientati a favore (o semplicemente non ostili) alle posizioni di "Uniting for consensus". E solo il fatto che a Roma si ritrovino un numero così alto di paesi contrari o perplessi all'allargamento rapido lascia sperare bene i partigiani che non vogliono il semplice allargamento del Consiglio di sicurezza ai quattro.

In questi anni l'Italia ha inventato alleanze, ha trovato compagni di viaggio di ogni genere in questa sua partita. A partire dalla Cina, al Pakistan, al Messico, alla Spagna, all'Egitto, tutto e tutti per fermare il "quick fix". Ormai da mesi dalla
fase del boicottaggio si è passati a una fase di proposte che dovrebbero servire a disegnare un Cds che rappresenti meglio il peso e il ruolo di tutti i paesi membri dell'Onu.

Alla riunione di Roma un argomento centrale di discussione sarà proprio la proposta di riforma presentata dal governo della Colombia assieme all'Italia: seggi a rotazione più lunga assegnati magari a organizzazioni regionali come Ue e Unione africana. Alla Farnesina entreranno gli inviati di 120 paesi, il 30 per cento in più rispetto alla prima riunione plenaria convocata nel 2009 sempre a Roma alla vigilia dei negoziati intergovernativi all'Onu. Fra l'altro un terzo delle delegazioni arriverà dall'Africa, che è il vero serbatoio di voti e di consenso che l'Italia e i suoi alleati si contendono con il G4.

"L'accelerazione nella decisione di convocare questa riunione è arrivata dopo il tentativo di forzare i giochi fatto dal G4 in febbraio a New York", dice una fonte del ministero degli Esteri che segue il negoziato: "In una settimana i Quattro hanno raggiunto 40 firme alla loro proposta di allargare semplicemente il Consiglio di Sicurezza con altri seggi". Cina e "Uniting for consensus" sono stati i primi ad opporsi, seguiti da Russia e Stati Uniti, mentre Francia e Gran Bretagna sostengono le richieste della Germania e degli altri 3.

(15 maggio 2011) © Riproduzione riservata

lunedì 9 maggio 2011

30 Luglio: Giorno Internazionale dell’Amicizia

Articolo tratto da Granma (http://www.granma.cu)

Lo ha deciso la ONU

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato la data del 30 luglio come Giorno Internazionale dell’Amicizia, con il proposito d’ispirare iniziative di pace e per tendere ponti tra le comunità.

La decisione è stata presa con una risoluzione approvata da più di 50 paesi, tra i quali Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Costa Rica, Cuba, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Guyana, Haiti Honduras, Nicaragua, Panama, Paraguay, Perù, Uruguay e Venezuela, per l’America Latina e i Caraibi, riporta Prensa Latina.

Il testo ricorda gli obiettivi della Dichiarazione e del Programma d’Azione per una Cultura di Pace e del Decennio Internazionale di una Cultura di pace e non violenza per i bambini del mondo (2001-2010).

Inoltre riconosce la pertinenza e l’importanza dell’amicizia come sentimento nobile e prezioso nella vita degli esseri umanai di tutto il mondo.

Segnala che l’amicizia tra i popoli, i paesi, le culture e le persone può ispirare iniziative di pace e tendere ponti tra le comunità, promuovere il dialogo, la solidarietà, la comprensione mutua e la riconciliazione.

La Risoluzione segnala l’importanza d’implicare i giovani nelle attività per il fomento dell’ inclusione delle distinte culture e il rispetto di tutte, promuovendo la comprensione internazionale, il rispetto della diversità e di una cultura di pace.

Per queste ragioni l’Assemblea Generale invita a festeggiare ogni 30 luglio il Giorno Internazionale dell’Amicizia, in conformità con la cultura e i costumi di ogni comunità locale, nazionale e regionale, con attività educative e d’apporto alla coscienza pubblica.

(Traduzione Granma Int.).

giovedì 21 aprile 2011

Acqua: Bcfn, lettera ai leader della Terra

Articolo tratto dall'ANSA (http://www.ansa.it), da quest'articolo in poi articoli anche sulla pagina fan di Facebook su "Il Mondo Futuro".

con una serie di misure prioritarie per affrontare l'emergenza idrica
21 aprile, 20:17

CRISI IDRICA
CRISI IDRICA

Una lettera ai leader della Terra, promossa dal Barilla Center for Food & Nutrition (Bcfn), con l'elenco di una serie di misure prioritarie per affrontare l'emergenza idrica e' stata stilata e inviata al termine del primo 'Bcfn Talks', seminario online dedicato al tema della Water Economy e trasmesso ieri via web. Tra le proposte a firma Bcfn: assicurare il diritto globale all'acqua attraverso policy nazionali e internazionali e una gestione del processo di privatizzazione attraverso il coinvolgimento e la supervisione di organismi pubblici; accrescere la consapevolezza sull'impatto ambientale dell'alimentazione, promuovendo diete a minor consumo di risorse idriche (come quella Mediterranea); promuovere tecniche in grado di ridurre il consumo d'acqua di individui e organizzazioni; sostenere il commercio internazionale dei prodotti, basandosi sulla loro impronta idrica, per raggiungere l'equilibrio nell'accesso all'acqua.

Il dibattito tra i relatori, Barbara Buchner, direttore del Climate Policy Initiative di Venezia e membro dell'Advisory Board del Barilla Center for Food & Nutrition, Ashok Chapagain, senior water advisor di Wwf-UK e Stella Thomas, fondatrice ed executive director del Global Water Fund, ha fatto emergere la necessità di usare in maniera più responsabile le risorse idriche disponibili poiché esistono profonde differenze nelle possibilità di accesso e nel consumo pro capite tra i diversi Paesi, in particolare tra le economie più sviluppate e quelle in via di sviluppo. Si va dai 575 litri degli Stati Uniti ai 385 dell'Italia e ai 285 della Francia, dai 180 del Brasile ai 135 dell'India e agli 85 della Cina, ma i dati delle Nazioni Unite dicono anche che un miliardo di persone vive con meno di 20 litri di acqua potabile al giorno, considerata la soglia minima necessaria ai bisogni primari di alimentazione e condizioni igienico-sanitarie.

Nel corso del webinar, inoltre, è stato affrontato l'impatto, in termini di 'water footprint', cioè il consumo di acqua per la produzione degli alimenti, degli stili alimentari. Il Barilla Center for Food & Nutrition ha elaborato la piramide alimentare e idrica, che mette in relazione la tradizionale piramide alimentare con l'impatto dei suoi componenti in termini di consumo di risorse idriche. Da questa comparazione emerge come gli alimenti della dieta mediterranea, per i quali si consiglia l'assunzione più frequente, hanno minore impatto sul consumo di acqua. Adottare abitudini alimentari con un'impronta idrica più alta, ad esempio troppo ricche in grassi e zuccheri, risulta essere negativo non soltanto in termini di salute per l'uomo, ma anche per il benessere del pianeta.

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sabato 1 gennaio 2011

L'Onu promuove per il 2011 l’Anno internazionale delle foreste

Articolo tratto da Radio Vaticana (http://www.oecumene.radiovaticana.org)

Per promuovere più efficacemente la gestione sostenibile, la protezione e lo sviluppo del patrimonio forestale mondiale, le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2011 “Anno internazionale delle foreste”, con la Risoluzione del 20 dicembre 2006. Nel testo viene ricordata l’incidenza delle attività del settore forestale sulla vita di 1,6 miliardi di persone sparse nel mondo e il ruolo fondamentale delle foreste - in quanto ecosistemi - nella mitigazione dei cambiamenti climatici e nella protezione della biodiversità. L’Anno concorrerà in particolare all’opera capillare di sensibilizzazione per la preservazione e l’incremento di ogni tipo di foresta, attraverso la sinergia di governi, organizzazioni internazionali e realtà della società civile. Nel lanciare l’indizione dell’Anno, le Nazioni Unite ricordano la perdita quotidiana di circa 350 chilometri quadrati del manto forestale dovuta alla conversione in terre agricole, all’abbattimento indiscriminato o alla proliferazione degli insediamenti umani. Mentre l’impegno in materia di rimboschimento ha potuto frenare il progressivo depauperamento, si rendono tuttavia necessarie iniziative complementari – avvertono le Nazioni Unite – quali la creazione di uno strumento internazionale sulle foreste e la valorizzazione su scala mondiale delle competenze ed esperienze pratiche di esperti forestali. Alla Segreteria del Forum Onu sulle Foreste è affidato il compito di coordinare le iniziative programmate ai diversi livelli e di rafforzare la collaborazione con gli organismi competenti nell’ambito del sistema Onu, in particolare la Fao, l’agenzia per l’alimentazione e l’agricoltura. L’Anno sarà inaugurato a New York, nel corso del dibattito ad alto livello – il 2-3 febbraio 2011 – della IX sessione del Forum Onu sulle foreste, in programma dal 24 gennaio al 4 febbraio prossimi. (M.V.)